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Cameriera, io?

 E ci siamo. Le “ferie” son finite e stasera si ricomincia a lavorare. Devo ammettere che un po’ mi mancava.. l’odore della pizza, le chiacchierate con la gente, le risate a cena, le battute fra colleghi.. Dopo un po’ ci si fa talmente l’abitudine che non si riesce a starne senza. Si è dipendenti da un lavoro che magari nemmeno piace. Io, da principio, non l’ho mai considerato il mio lavoro. Sebbene sia un Signor lavoro, in un Signor Ristorante, con Signori colleghi (e una Signora paga) non lo vedo come il mio futuro lavoro. L’ho sempre e solo usato come mezzo per fare un po’ di esperienza, accumulare crediti scolastici e naturalmente soldi. Mai e poi mai potrei farlo per tutta la vita, per prima cosa perché non ho la materia essenziale: la pazienza. Stimo coloro che ce l’hanno, ma in me risulta introvabile, per quanto mi impegni. La strafottenza dei clienti a volte è talmente esagerata che , per soggetti permalosi come la sottoscritta, è una vera tortura.
Non sopporto chi pretende, per iniziare. Chi pretende un determinato tavolo, magari già occupato. Chi pretende una sedia piuttosto che un’altra. Chi pretende un piatto non in menù. Chi pretende una pizza spessa un centimetro virgola tre, di diametro non inferiore a 35 centimetri, cotta uniformemente, soprattutto al centro ma non bruciata ai lati. Non sopporto il Signor cliente che pretende un tavolo per trenta persone il giorno di ferragosto senza aver prenotato e sbraita inutilmente che ,se il tavolo non  lo trovo , sono un’incompetente e devo cambiare lavoro (ovviamente lui fa l’ingeniere). Non sopporto chi si piazza davanti al pizzaiolo e guarda il forno, urlandomi nelle orecchie ogni trenta secondi Le vedo!! queste son le mie, non le bruci, me ne intendo, io! Non sopporto chi ordina antipasto, primo, secondo e poi, abbuffatosi di antipasti e primi, pretende di non pagare il secondo. Non sopporto i genitori che prendono il ristorante come un asilo nido, e lasciano scorrazzare i loro pargoletti nel bel mezzo della sala, finchè il povero cameriere porta i  quattro piatti, facendo lo slalom fra automobiline, biglie e oggetti non identificati. E se per sbaglio ti scappa un “Cazzo, ma li può mica tenere fermi i bambini?” quasi ti denuncia e se ne va indignato, senza pagare naturalmente. Così le senti anche dal titolare.
Odio sentir urlare i bambini, odio sentir urlare i loro genitori e odio le lamentele degli altri clienti.
Odio la confusione in genere. 
Allora com'è che stasera non vedo l'ora di andar a lavorare?




Pubblicato il 25/10/2008 alle 16.17 nella rubrica diario.

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