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Lacrime di malinconia

 Guardavo le gocce sul finestrino, quando l’ho vista. Era seduta su quel muretto fradicio, con i piedi in una pozzanghera. Lo zaino accanto ai piedi, e i piedi nell’acqua. La pioggia le inzuppava la giacca, i pantaloni, il cappuccio dal quale spuntavano quei capelli corvini. Lunghi. Il volto non le si vedeva, forse era l’unica cosa che in quel momento voleva proteggere. Il temporale le stava sopra,  ma a lei non importava. Chi le stava intorno, cosa stesse facendo, se piovesse, nevicasse o fosse freddo, le era del tutto indifferente. Con pazienza, assolutamente tranquilla, fumava quella sigaretta. Aspirava a lungo, quasi rapita e guardava verso il basso. Sembrava volesse guardare il cielo riflesso su quella sozza pozzanghera. Chissà che guardava.
Io guardavo lei, e ad un tratto , con un gesto quasi isterico, ha alzato la testa, mi ha fissato.  Lunghe lacrime le scendevano sul viso, le portavano via il nero del trucco, si confondevano con le gocce del mio finestrino.
 Allora s'è alzata , ha gettato via la sigaretta, ha pescato lo zaino dalla pozzanghera, e se n'è andata.
E m'ha messo una gran malinconia.

Pubblicato il 13/11/2008 alle 18.32 nella rubrica diario.

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